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FOLCLORE MESSINESE

LA VARA

                                                 Hallo! 

La   processione della «Vara» é grandiosa per la solennità che anima la festa e per il commovente amore che i Messinesi profondono nel parteciparvi.  La festa dell'Assunta chiudeva, in Sicilia il ciclo delle grandi feste religiose e vi partecipavano le città con tutte le classi sociali.

A Messina accorre gente da ogni parte dell'isola e  dalle zone meridionali d'Italia. e anche dell'estero, per assistere, al grido di «viva Maria», il  trascinamento  della «Vara», alta 15 metri con in cima la figura dell'Assunta, che prende il via, alle 18.00 da piazza Castronovo per raggiungere piazza Duomo, alle 20.00.

La festa ha origini antichissime che risalgono al periodo normanno, quando la «Vara» era costituita dalla sola statua della Madonna. Fu nel 1535, in occasione dei festeggiamenti per il trionfale ingresso di Carlo V a Messina (reduce dalla vittoria contro i turchi), che fu costruita la «macchina della vara», opera dell'architetto Radese, dalla quale deriva l'attuale.

La «macchina»si compone di un pesantLa processione della «Vara» é grandiosa per la solennità che anima la festa e per il commovente amore che i Messinesi profondono nel perteciparvi. La festa dell'Assunta chiudeva, in Sicilia il ciclo delle grandi feste religiose e vi partecipavano le città con tutte le classi sociali.
A Messina accorre gente da ogni parte dell'isola e dalle zone meridionali d'Italia. e anche dell'estero, per assistere, al grido di «viva Maria», il trascinamento della «Vara», alta 15 metri con in cima la figura dell'Assunta, che prende il via, alle 18.00 da piazza Castronovo per raggiungere piazza Duomo, alle 20.00.
La festa ha origini antichissime che risalgono al periodo normanno, quando la «Vara» era costituita dalla sola statua della Madonna. Fu nel 1535, in occasione dei festeggiamenti per il trionfale ingresso di Carlo V a Messina (reduce dalla vittoria contro i turchi), che fu costruita la «macchina della vara», opera dell'architetto Radese, dalla quale deriva l'attuale.
La «macchina»si compone di un pesante basamento il legno detto cippo, al quale sono fissati due grandi pattini d'acciaio che servono a farla scivolare sull'asfalto (originariamente era portata a spalla). Nella parte più bassa della Vara troviamo la tomba della Madonna circondata dagli apostoli.
Dal cippo si innalzano le sovrastrutture foggiate in modo da apparire come una grande piramide di nuvole, con il sole e la luna attorniati da angeli e cherubini che con dei ramoscelli d'ulivo in mano girano insieme al sole e alla luna. Sulle loro teste troviamo ancora altri angioletti e su di essi un globo stellato che rappresenta il cielo cinto dalla fascia dello zodiaco. Più sopra troviamo un cerchio con ancora altri angeli e in cima la figura di Gesù Cristo che tiene sul palmo della mano destra l'Alma Mater (l'anima della Vergine),
Quanto abbiamo descritto si riferisce alla «Vara» com'è attualmente, dove le figure, ad eccezione di quelle al livello più basso, sono posticce.
Anticamente tutti i personaggi della Vara erano viventi, per lo più bambini e fanciulli che impersonavano angeli ed apostoli, ma anche un adulto che rivestiva i panni di Gesù Cristo ed una fanciulla cui la parte di Alma Mater attribuiva anche speciali privilegi. Il numero dei soli angeli nel '600 fu di ben 150 ridotto a un centinaio nel 1842 e infine, nel 1866, sostituito con delle statue.
Furono due avvenimenti a consigliare di sostituire i personaggi viventi con quelli attuali: il primo, nel 1681, quando la piramide si ruppe all'altezza del globo stellato facendo precipitare un gruppo di 6 persone (i due in cima e i quattro angeli) le quali, miracolosamente, non riportarono alcun danno. Il secondo, nel 1738, quando si ruppe l'asse attorno al quale girava il sole, provocando la caduta di 4 bambini che, anche in questo caso, rimasero incolumi. A ricordo di questi avvenimenti alle spalle del Duomo fu edificato un monumento all'Immacolata tutt'ora esistente. Negli ultimi anni è stato ripreso l'uso di inserire alcuni personaggi viventi
Abbiamo finora descritto la «Vara» nella sua composizione plastica, ma nella sua vera essenza è quella che si vede nella festa del 15 agosto.
Centinaia di fedeli a piedi scalzi stendono velocemente le due grosse funi, lunghe quasi cento metri, che servono a trainare la pesante macchina sull'asfalto appositamente bagnato. Al via, dato dal "comandante" che prende posto sulla piattaforma del cippo, le funi si tendono sotto lo sforzo di un migliaio di fedeli, fino a quando la grande «Vara», al grido di «viva Maria» e fra lo scrosciare degli applausi della folla, si avvia maestosa per raggiungere a brevi tappe piazza Duomo.
Dai marciapiedi, dai balconi e dalle terrazze lungo il percorso, la folla inneggia e applaude alla Madonna, mentre le donne, i parenti e gli amici di coloro che tirano le funi, portano acqua che versano loro addosso per rinfrescarli. Intanto ai lati del fiume umano si levano grida di preghiera e di invocazione di grazie, e quando, al suono delle campane e al brusio della folle, la processione raggiunge la piazza Duomo e con un ultimo appassionato strappo alle funi la «Vara» viene portata di fronte alla Cattedrale, un altissimo grido di «viva Maria» prorompe da ogni petto mentre sudore e lacrime di gioia inondano il volto dei fedeli.
e basamento il legno detto cippo, al quale sono fissati due grandi pattini d'acciaio che servono a farla scivolare sull'asfalto (originariamente era portata a spalla).  Nella parte più bassa della Vara troviamo la tomba della Madonna circondata dagli apostoli.
Dal cippo si innalzano le sovrastrutture foggiate in modo da apparire come una grande piramide di nuvole, con il sole e la luna attorniati da angeli e cherubini che  con dei ramoscelli d'ulivo in mano  girano insieme al sole e alla luna.  Sulle loro teste troviamo ancora altri angioletti e su di essi un globo stellato che rappresenta il cielo cinto dalla fascia dello zodiaco. Più sopra troviamo un cerchio con ancora altri angeli e in cima la figura di Gesù Cristo che tiene sul palmo della mano destra l'Alma Mater (l'anima della Vergine),

Quanto abbiamo descritto si riferisce alla «Vara» com'è attualmente, dove le figure, ad eccezione di quelle al livello più basso, sono posticce.
Anticamente tutti i personaggi della Vara erano viventi, per lo più bambini e fanciulli che impersonavano angeli ed apostoli, ma anche un adulto che rivestiva i panni di Gesù Cristo ed una fanciulla cui la parte di Alma Mater attribuiva anche speciali privilegi. Il numero dei soli angeli nel '600 fu di ben 150 ridotto a un centinaio nel 1842 e infine, nel 1866, sostituito con delle statue. 
Furono due avvenimenti a consigliare di sostituire i personaggi viventi con quelli attuali: il primo, nel 1681, quando la piramide si ruppe all'altezza del globo stellato facendo precipitare un gruppo di 6 persone (i due in cima e i quattro angeli) le quali, miracolosamente, non riportarono alcun danno. Il secondo, nel 1738, quando si ruppe l'asse attorno al quale girava il sole, provocando la caduta di 4 bambini che, anche in questo caso, rimasero incolumi.  A ricordo di questi avvenimenti alle spalle del Duomo fu edificato un monumento all'Immacolata tutt'ora esistente. Negli ultimi anni è stato ripreso l'uso di inserire alcuni personaggi viventi

Abbiamo finora descritto la «Vara» nella sua composizione plastica, ma nella sua vera essenza è quella che si vede nella festa del 15 agosto. 
Centinaia di fedeli a piedi scalzi stendono velocemente le due grosse funi, lunghe quasi cento metri, che servono a trainare la pesante macchina sull'asfalto appositamente bagnato. Al via, dato dal "comandante" che prende posto sulla piattaforma del cippo, le funi si tendono sotto lo sforzo di un migliaio di fedeli, fino a quando la grande «Vara», al grido di «viva Maria» e fra lo scrosciare degli applausi della folla, si avvia maestosa per raggiungere a brevi tappe piazza Duomo. 
Dai marciapiedi, dai balconi e dalle terrazze lungo il percorso, la folla inneggia e applaude alla Madonna, mentre le donne, i parenti e gli amici di coloro che tirano le funi, portano acqua che versano loro addosso per rinfrescarli. Intanto ai lati del fiume umano si levano grida di preghiera e di invocazione di grazie, e quando, al suono delle campane e al brusio della folle, la processione raggiunge la piazza Duomo e con un ultimo appassionato strappo alle funi la «Vara» viene portata di fronte alla Cattedrale, un altissimo grido di «viva Maria» prorompe da ogni petto mentre sudore e lacrime di gioia inondano il volto dei fedeli.


foto della Vara